Near a tree by a river there’s a hole in the ground
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posted on: January 1st, 2009

where an old man of Aran
goes around and around
and his mind is a becaon
in the veil of the night
for a strange kind of fashion
there’s a wrong and a right
but he’ll never, never fight over you

Went to bed early, not able to sleep as wanted; tried to slip under the pillows to catch a little warm when all the warmness came from my deep.

Had some thoughts in mind, had the time to think about this year, yet gone.
Thought about the changes in my life, about work, affection, troubles, physical matters and so on.
There are some things I’d like to rearrange, others to smash away, more there are some things I’d like to live once more.

Time made me more cynical, more selfish, more bitch. Even people contributed to this state but I’m not blaming anyone, nor recriminating. Found comfort in being only myself, without the needing to ask or beg. Realized how ashamed and fail I felt.

I got plans for us
nights in th scullery
and days instead of me

This night tought about the future, what will have I to pass trough, the battles I’ll need to fight, the sorrow and the pain that’ll stick to my bones, infiltrating heart and and veins.
I’m afraid to suffer, afraid to let my two suffer, afraid to see things change in a slowmotion, so easy and slowly that my mind could not react. I’m afraid, I’m frightened.

Only me knows how close I’d like to be, every day, every moment, every breath.
And I’m fighting to have it done, really hard, working it out each second of my existence.
And cry.
I have the feeling I’m not showing it right, feeling I’m appearing cold.
Hurts.

Begging all day I’m the best, ever, fighting all day to keep it up for us, building step by step a solid ground on which to grow. Avoiding, hiding my pain, grifting teeth in the purest belief.

I hope.
I struggle.

Takezake (a moment for two)
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posted on: December 27th, 2008

Takezake

Für Immer
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posted on: December 27th, 2008

i lige da lose still dere schnulze im radio zue
wo irgendwie genau beschribt was im momänt mit mir passiert

isch mis härz fasch blibe stah
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posted on: December 27th, 2008

Für immer

Sogni che allieterebbero Freud, l’Accademia della Crusca e il Gambrinus
Category : life, social | permalink | No Comments
posted on: December 27th, 2008

I sogni sono presagi, presentimenti, rabbocchi dell’inconscio o desideri.
Questo lo dicono quelli che fanno sogni brutti, bruttissimi o belli, bellissimi.

I miei sogni sono sempre surreali, a volte grotteschi, hanno un retrogusto amaro (tranne i casi in cui l’orientamento onirico si rivolge alle luci rosse) e ti lasciano la lingua asciutta, i sudorini freddi e le palpitazioni.
Freud avrebbe avuto un discreto successo analizzando i miei sogni, con quello di stanotte avrebbe sfondato, anche senza la famosissima L’interpretazione dei sogni - per inciso, gli scritti che di Freud ho preferito sono Über CocaThe Ego and I.

Vacanza a Rimini, in un hotel extralusso.
Le camere non avevano muri, al piano terra c’era uno stanzone con i letti, come quelli degli sfollati, dei centri di accoglienza
e sopra ogni letto un numero, corrispondente al numero di camera. Ero salita al piano superiore, li’ le camere erano davvero lussuose e avevano le pareti di un rosa smunto che faceva impressione. Scendo di nuovo, la signorina Giulia della reception mi informa che non e’ il mio piano; mi lamento, non voglio dormire li’, non ci voglio stare. Cerco il numero del mio letto come si cerca una tomba al cimitero, con la stessa voglia, almeno; esco, rientro dalle immense porte a vetro sul retro, c’e’ una cabina come quelle dei grandi magazzini, ha inciso lo stemma di Harrods e ha il mio numero. No! Torno dalla signorina Giulia alla reception, prima di me ci sono dei giovani che si lamentano, anche loro avevano chiesto una camera normale.
Me ne vado, prendo il mio zaino Invicta nero e il trolley e mi incammino verso la stazione: destinazione Amsterdam, a raggiungere la mia dolce meta’ in vacanza con tre amici.
Preavviso il mio arrivo, e’ felice, tra poco tempo saremo di nuovo assieme. Ed e’ tanto che non vedo Amsterdam. Lo cerco per la citta’, sono frenetica nel passo e gli occhi vagano su ogni figura umana non riconoscendone, pero’, la sagoma. Lo trovo ai quartieri rossi mentre aspetta che uno dei suoi amici abbia terminato il gioco con la signorina in vetrina.
Da li’ le cose hanno preso una brutta piega, un tourbillon di eventi che solo in sogno si possono avverare. Salto questa parte.
Sono di nuovo a casa, a Firenze, sul balcone della cucina ci sono ancora le scatole pronte per il trasloco, so bene che perdero’ qualcosa anche questa volta, ma non mi interessa, mi sento non piu’ legata alle cose, tantomeno alle persone. Apro la finestra delbagno, da’ sul balcone anche quella, all’sterno c’e’ un lavandino, sotto una damigiana di vino rosso e mia nonna Ofelia che succhia la cannuccetta per poi imbottigliare il vino rosso del contadino di San Casciano. L’odore di vino e’ troppo forte, chiamo la nonna che indossa il suo vestito preferito e le buccole del matrimonio; si volta, con l’espressione dura che l’ha sempre contraddistinta e mi dice di non preoccuparmi, perche’ il vino non e’ diventato aceto, ha solo un forte odore, ma e’ ancora piu’ buono.
Mi dice di lavarmi le mani con il sapone di marsiglia, un tempo non c’erano molte scelte, e di assaggiare il vino; due bicchieri di quel nettare di Bacco e comincia a nevicare..

Chi ci sa cavare qualcosa e’ un Grande Mago!
Pare comunque che non sia stata l’unica a fare sogni poco piacevoli, dire orridi sarebbe un peccato veniale, punito da Severgnini e dall‘Accademia della Crusca. Leggevo giustappunto uno dei suoi pregevoli lavori “L’italiano - Lezioni semiserie” e mi sono sbellicata dal ridere nel constatare quante persone in Italia e in Ticino conoscano solo un decimo della lingua. Strafalcioni a non finire (ricordatemi di parlare dello strafalcione che ha incluso il Gambrinus nel titolo) soprattutto scritti. Quando vedo cose quali:

non c’e’ ne = non ce ne e’ -> non ce n’e’
o sonno = ho sonno
gli penumatici = i pneumatici
l’aradio = la radio

mi viene un sussulto e il mio povero cuore (non Quore) piange.
Lasciando da parte gli errori ortografici dettati dalla fretta, leggo dappertutto tante di quelle castronerie che Migliorini potrebbe rivoltarsi senza fatica nella tomba.
Chi era Bruno Migliorini? Prima di mettere un link all’onnisciente wikipedia voglio parlarvi di questo paladino della lingua italiana.
Nato nel 1896 a Rovigo si e’ sempre interessato alla linguistica, docente di Filologia romanza presso l’Universita’ di Friburgo e poi storico della lingua italiana all’Universita’ di Firenze.
La sua passione per la lingua era cosi’ forte da farlo interessare alla comunicazione globale, portando un’italianizzazione dei termini inglesi e francesi di corrente uso. Cultore ed esperto etimologo, nei suoi scritti e discorsi non si puo’ eccepire niente, qualita’ che lo hanno portato ad essere redattore capo dell’Enciclopedia Italiana della Treccani (enciclopedia nella quale figurano voci di spicco quali Giovanni Gentile, Luigi Cadorna, Gaetano De Sanctis, Luigi Einaudi, Vittorio Scialoja, ecc. ecc.) e fondatore di una rivista chiamata Lingua Nostra, assieme a Giacomo Devoto, tutt’ora data alle stampe dalla Casa Editrice Le Lettere di Firenze.
Notato che Treccani e Devoto sono nomi che compaiono tutt’ora nei vocabolari e dizionari italiani? Si? Bravi. No? Mefitici ignoranti!
Migliorini si dedico’ anche allo studio delle lingue ausiliari, in particolare dell’esperanto, fu in seguito Presidente dell’Accademia della Crusca, un posto dove passerei i miei pomeriggi, un posto dove la maggior parte delle persone dovrebbero mettere radici.
Data la natura del mio lavoro “ausiliario” di saggista/traduttrice per me l’italiano non deve avere segreti (confesso che talvolta, complice la stanchezza, la lingua defunge) e di fatto non ne ha. Severgnini, come Sgarbi, come Migliorini sono di quelle figure da avere sempre in mente, anche un bel poster in camera non sarebbe male. Perche’ in loro esiste un puro valore di linguismo: dite la verita’, in quanti siete capaci di dirmi la differenza tra se e se’ o tra ne e ne’? Senza guardare su google, senza sbirciare, sulla punta della lingua.
E quali sono le particelle pronominali? Le locuzioni congiuntive? I sintagmi? E che sapete di fonetica e fonologia? Di semantica e linguistica computazionale?

A scuola c’erano e ci sono sempre quelli piu’ bravi (i secchioni) e quelli che vivono di espedienti (i ciuchi); di solito sono bellocci e circondati dalle ragazzine, se sono di sesso femminile sono carucce, disponibili e hanno stuoli di bellocci ciuchi al seguito. Sono quelli e quelle che da grandi non sanno coniugare un verbo, che si trovano in difficolta’ a comunicare e che hanno impieghi mediocri (se non di basso livello) perche’ non sanno compilare nemmeno un curriculum vitae (e dubito che sappiano che cosa sia); sono riconoscibili perche’ non aiutano i figli con i compiti, di solito li guardano con aria assente cercando di capire la differenza tra A e a), sono quelle che spendono cio’ che guadagnano in vestiti attillati e succinti e il compilare un bollettino di conto corrente le manda al manicomio.

Io facevo parte dei secchioni svogliati, complice una grande memoria fotografica e una passione smodata per le materie umanistiche e le lingue straniere e anche le scienze. Beh, a parte la matematica (che mi affascina di sicuro ma non e’ compatibile con il mio stile di vita), tutte le materie che ho studiato mi hanno lasciato qualcosa. Qualcosa di utilissimo per la mia individualita’ e conoscenza.

E che c’entrano allora lo strafalcione di prima (che vi avevo chiesto di ricordarmi ma non lo avete fatto) e il Gambrinus? Leggendo un feed sono arrivata ad un post di SocialDesignZine dal titolo “The End“, ne riporto il cappello:

L’ultimo a chiudere in Piazza della Repubblica, a Firenze, crediamo sia stato il Gambrinus, il celebre locale con annessa sala di biliardo dove giocava lo ‘Scuro’, Marcello Lotti, che, anche lui, se ne andato poche settimane fa.

Il Gambrinus va a aggiungersi ad una teoria pressoché infinita, di cinema di prima, seconda e terza visione, di locali d’essay nati, vivacchiati e morti nel breve volger d’un attimo. Sono passati a miglior vita (?) persino gli ultimi due cinemini a luci rosse, l’Arlecchino e l’Italia.

Notato niente?
Primo paragrafo, terza riga, quarta parola da sinistra.
Potrei pignoleggiare con “sala da biliardo” ma non e’ un grave errore.
Soprassiedo anche sull’uso smodato della punteggiatura, un branco di virgole selvagge che prendono per i fondelli la reggente.
Secondo paragrafo: “va ad aggiungersi a“. Teoria infinita? La teoria per conto suo e’ un’idea, una concezione e non puo’ essere infinita, men che meno, l’infinito e l’infinita’ non sono concetti “pressocheisti”, “pressapochisti” o, peggio, “circanziali”.
Essay e’ errato, si scrive essai, e’ un francesismo e la sua etimologia deriva da “saggio”; viene usato solo nel discorso cinematografico: un cinema o una pellicola d’essai. Di solito, in gergo, implica film pallosi o di nicchia, che il vostro fidanzato non vi accompagnera’ a vedere (il vostro, non il mio =P); nella fattispecie Via col Vento (col e’ desueto) potrebbe essere considerato un film d’essai, magari proiettato al Gambrinus.
Locale che non e’ vivacchiato e morto nel volgere di un attimo considerando che era quasi un’istituzione fiorentina sin dall’ottocento; era considerato il ritrovo della borghesia e la sua saletta da The era frequentata dalle dame piu’ in vista della citta’; se Lorenzo de’ Medici fosse vissuto in quell’espoca ne sarebbe stato un avventore.

E, oh, i cinemini… definire il Cinema Arlecchino un cinemino e’ come definire il Colosseo una trappola per topi.. era un cinema glorioso, proiettava solo film per adulti, ma era glorioso. Ha nutrito l’immaginario erotico adolescenziale di tutti gli eterogameti degli anni Settanta e Ottanta.

Nella stessa Piazza della Repubblica si trovano altri caffe’ come Gilli (Gilli sta a Rivoire come Gian Gastone sta  a Lorenzo - e questa, se non avete frequentato la 3P2 dell’ITC Einstein nel ‘93, non potete saperla), Le Giubbe Rosse e il Paszkowski, noto per aver dato ispirazione a Francesco Nuti per la pellicola “Caruso Pascoski - di padre polacco” (.. dammi un bacino?).

Fateci caso, per cortesia, i siti internet di Gilli e Paszkowski sono identici.
Scarsa fantasia? Stesso webdesigner? No, molto piu’ semplice: stessa gestione.

Ecco, il Gambrinus ha chiuso i battenti, l’articolo l’ho anche commentato, parlando dei ricordi che ho di quel posto:

Al Gambrinus ci ho passato anni, non come fruitrice, ma stavo seduta sullo scatolone dei barattoli di mayonese mentre mio babbo ci lavorava. Pasticcere, assieme al nostro dirimpettaio di pianerottolo, Francesco (passato a miglior vita molti anni fa).
Era un posto pieno di vita, per me che stavo dietro le quinte e vedevo le persone che chiedevano questo o quello all’uscita dal cinema.

Ci sono passate persone che, a detta del babbo, erano note ma per me erano solo umani coperti di rughe alcuni, coperti di gioielli altri.

Poi Francesco e il babbo lasciarono, il primo per divergenze con i proprietari, il secondo per problemi di salute.

Del Gambrinus ricordo il profumo del caffe’ che permeava rarefatto nella cucina e i tramezzini con l’uovo e le salse colorate, i piccoli bomboloni della domenica e i dolcetti al riso dolce.
Sempre seduta sulla scatola con i barattoli di mayonese.

La “mayonese” e’ un mio personale omaggio all’”essay”, mi sento piu’ in sinergia e anche ra.des, l’autore, si sentira’ meno solo nella sua goliardica ingnoranza.

Circoli viziosi
posted on: December 21st, 2008

Capita ogni tanto, di sfogliare nuovi blog, un link qua e uno la’, quelli che mi passano, quelli che mi segnalano.. sono avversa, da parecchio, alla socialita’, sto bene nella mia misantropia con pochi contatti.
D’altronde ci pensa gia’ il mio lavoro a farmi avere contatti con gli umanoidi.

Detto questo mi stupisco come possa questo blog “fatturare” una media di 47 visite al giorno (contro le 200 e passa dei tempi in cui era aperto ai motori di ricerca)..
E mi sono accorta che ci sono dei circoli viziosi nella rete, i famosi sei gradi di conoscenza si riducono anche a quattro. Da un blog passo a vederne un altro, di una persona che definire insana di mente e’ un eufemismo (d’altronde si sa, Bugs Bunny li fa e la Pussy Wagon li accoppia.. brrr!) e tra i suoi link trovo ancora altre persone che, non solo frequentano altri ambiti da me condivisi, ma che condividono la stessa boria e infermita’ mentale di tante persone che per fortuna mi sono lasciata alla spalle.
Credo che un tempo mi sarei infastidita nel stare a contatto con certa gente, cosa che si e’ puntualmente avverata durante tutte le convention alle quali ho partecipato, con le persone che dapprima si fingono amiche, vogliono sapere la tua opinione e ti catapultano dentro un mondo che non sapevi fosse a presa rapida.
Come il cemento, ti prende subito e non ti smolla piu’.

E quelle persone poi diventano come i regali pelosi che ti fanno a Natale, ti restano in giro fin troppo a lungo.. e non e’ una situazione simpatica come quella descritta nella storia  di Barks del ‘58: Paperino e il Codice di Paperopoli (i nipotini entrano in possesso di una renna, un regalo del cugino Gastone, utilissima trainarli nella risalita con la slitta,  e pensano di regalarla allo zio Paperino [i famosi regali doppio uso] per il Natale incombente; difatto Paperino non e’ incline ad avere per casa alcun animale piu’ grande di un pesce rosso e i nipotini s’aguzzano per nascondere l’animale nel ripostiglio, incastrandone la testa nella parte superiore della porta, fingendo che quella testa imbalsamata sia un regalo da custodire per un vicino. Paperino parla del Codice di Paperopoli, che obbliga il destinatario di un regalo a tenerlo, cosi’ com’e', fino a primavera, felicitandosi di non essere il destinatario di un regalo cosi’ brutto. Nella notte la renna scalcia e fa rumore, tanto da indurre Paperino a imbracciare lo spingardino e sparare contro la porta del ripostiglio. I nipotini hanno fatto uscire la renna e rimesso a posto la porta con le sue assi originali [abilita' di giovane marmotta], ma non hanno potuto evitare che i pallettoni colpissero i pacchetti regalo a loro destinati: tre bei giubbotti in similpelle che i pargoli sfoggeranno fino a primavera.. cosi’ come dice il Codice di Paperopoli!); per fortuna esistono sempre i rimedi alla Homer Simpson o alla Pietro Gambadilegno (ultima trovata quella di sbattere la testa contro il muro per dimenticare una password -vedi:  Topolino e la rapina del millennio).

Che gran fregatura la rete: e’ cosi’ conosciuta e frequentata che mi aspetto di trovare su feisbuc anche la mia vicina ortolana, in pose erotiche con le sue zucchine e il link a maispeis =)
Di feisbuc ne parlano tutti, dai telegiornali alle cronache paesane, mi sono cancellata in tempo (lo avevo scritto qualche post fa) e c’e’ una sensazione di leggerezza a sentirsi fuori dal gruppo di quelli che devono essere social a tutti i costi (per poi aggiungere le stesse 27 persone al network di amici); la differenza tra orkut e feisbuc alla fine sono i brasiliani che spammano, credo che questa definizione l’avesse detta Nicola su twitter (altro social network nel quale contavo i soliti 27 “amici”, poi ho cominciato a sostituire gli umani con le macchine e la cosa e’ migliorata assai =).
E ora mi misantropizzo ancora un pochetto rivedendo The day the Earth stood still, quello originale di Robert Wise, con Michael Rennie.
Gia’ che l’ho letto con interesse, c’e’ il post di Silvio che merita una lettura.

.. cosi’ saprete da dove arriva il titoletto della tab quando in firefox digitate about:robots.

I feel, therefore I love
Category : us | permalink | No Comments
posted on: December 18th, 2008

Avrei voglia di disintegrare un muro, solo con un tocco leggero; momenti di rabbia che implode e manda in circolo solo adrenalina, troppo pura per poterla diluire nelle vene.
Vorrei prendere la terra e frantumarla con un solo sguardo; annullare qualsiasi distanza, rendere il suo profumo piu’ vivido possibile, al di fuori della memoria.

Ho comprato un paio di scarpe, tacco 8, nere, ecopelle, punta tonda.
Per prendere a calci questo suolo vanno piu’ che bene. Resistenti.
Ed eleganti.

Yawnn..

Siamo a 11 e qualche cosa, troppo poco per i miei ideali =)
Domani mordo il tavolo, per stasera mi accontento di struffare le coperte.

Mi ci vuole un bel sonno, tanto riposo fino a domattina, fino a quando quella sveglia barbara trillera’ quando e’ ancora buio e solo le puttane restano ancora in giro.
E domani sara’ un altro giorno che accorcera’ l’attesa.

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