I sogni sono presagi, presentimenti, rabbocchi dell’inconscio o desideri.
Questo lo dicono quelli che fanno sogni brutti, bruttissimi o belli, bellissimi.
I miei sogni sono sempre surreali, a volte grotteschi, hanno un retrogusto amaro (tranne i casi in cui l’orientamento onirico si rivolge alle luci rosse) e ti lasciano la lingua asciutta, i sudorini freddi e le palpitazioni.
Freud avrebbe avuto un discreto successo analizzando i miei sogni, con quello di stanotte avrebbe sfondato, anche senza la famosissima L’interpretazione dei sogni - per inciso, gli scritti che di Freud ho preferito sono Über Coca e The Ego and I.
Vacanza a Rimini, in un hotel extralusso.
Le camere non avevano muri, al piano terra c’era uno stanzone con i letti, come quelli degli sfollati, dei centri di accoglienza e sopra ogni letto un numero, corrispondente al numero di camera. Ero salita al piano superiore, li’ le camere erano davvero lussuose e avevano le pareti di un rosa smunto che faceva impressione. Scendo di nuovo, la signorina Giulia della reception mi informa che non e’ il mio piano; mi lamento, non voglio dormire li’, non ci voglio stare. Cerco il numero del mio letto come si cerca una tomba al cimitero, con la stessa voglia, almeno; esco, rientro dalle immense porte a vetro sul retro, c’e’ una cabina come quelle dei grandi magazzini, ha inciso lo stemma di Harrods e ha il mio numero. No! Torno dalla signorina Giulia alla reception, prima di me ci sono dei giovani che si lamentano, anche loro avevano chiesto una camera normale.
Me ne vado, prendo il mio zaino Invicta nero e il trolley e mi incammino verso la stazione: destinazione Amsterdam, a raggiungere la mia dolce meta’ in vacanza con tre amici.
Preavviso il mio arrivo, e’ felice, tra poco tempo saremo di nuovo assieme. Ed e’ tanto che non vedo Amsterdam. Lo cerco per la citta’, sono frenetica nel passo e gli occhi vagano su ogni figura umana non riconoscendone, pero’, la sagoma. Lo trovo ai quartieri rossi mentre aspetta che uno dei suoi amici abbia terminato il gioco con la signorina in vetrina.
Da li’ le cose hanno preso una brutta piega, un tourbillon di eventi che solo in sogno si possono avverare. Salto questa parte.
Sono di nuovo a casa, a Firenze, sul balcone della cucina ci sono ancora le scatole pronte per il trasloco, so bene che perdero’ qualcosa anche questa volta, ma non mi interessa, mi sento non piu’ legata alle cose, tantomeno alle persone. Apro la finestra delbagno, da’ sul balcone anche quella, all’sterno c’e’ un lavandino, sotto una damigiana di vino rosso e mia nonna Ofelia che succhia la cannuccetta per poi imbottigliare il vino rosso del contadino di San Casciano. L’odore di vino e’ troppo forte, chiamo la nonna che indossa il suo vestito preferito e le buccole del matrimonio; si volta, con l’espressione dura che l’ha sempre contraddistinta e mi dice di non preoccuparmi, perche’ il vino non e’ diventato aceto, ha solo un forte odore, ma e’ ancora piu’ buono.
Mi dice di lavarmi le mani con il sapone di marsiglia, un tempo non c’erano molte scelte, e di assaggiare il vino; due bicchieri di quel nettare di Bacco e comincia a nevicare..
Chi ci sa cavare qualcosa e’ un Grande Mago!
Pare comunque che non sia stata l’unica a fare sogni poco piacevoli, dire orridi sarebbe un peccato veniale, punito da Severgnini e dall‘Accademia della Crusca. Leggevo giustappunto uno dei suoi pregevoli lavori “L’italiano - Lezioni semiserie” e mi sono sbellicata dal ridere nel constatare quante persone in Italia e in Ticino conoscano solo un decimo della lingua. Strafalcioni a non finire (ricordatemi di parlare dello strafalcione che ha incluso il Gambrinus nel titolo) soprattutto scritti. Quando vedo cose quali:
non c’e’ ne = non ce ne e’ -> non ce n’e’
o sonno = ho sonno
gli penumatici = i pneumatici
l’aradio = la radio
mi viene un sussulto e il mio povero cuore (non Quore) piange.
Lasciando da parte gli errori ortografici dettati dalla fretta, leggo dappertutto tante di quelle castronerie che Migliorini potrebbe rivoltarsi senza fatica nella tomba.
Chi era Bruno Migliorini? Prima di mettere un link all’onnisciente wikipedia voglio parlarvi di questo paladino della lingua italiana.
Nato nel 1896 a Rovigo si e’ sempre interessato alla linguistica, docente di Filologia romanza presso l’Universita’ di Friburgo e poi storico della lingua italiana all’Universita’ di Firenze.
La sua passione per la lingua era cosi’ forte da farlo interessare alla comunicazione globale, portando un’italianizzazione dei termini inglesi e francesi di corrente uso. Cultore ed esperto etimologo, nei suoi scritti e discorsi non si puo’ eccepire niente, qualita’ che lo hanno portato ad essere redattore capo dell’Enciclopedia Italiana della Treccani (enciclopedia nella quale figurano voci di spicco quali Giovanni Gentile, Luigi Cadorna, Gaetano De Sanctis, Luigi Einaudi, Vittorio Scialoja, ecc. ecc.) e fondatore di una rivista chiamata Lingua Nostra, assieme a Giacomo Devoto, tutt’ora data alle stampe dalla Casa Editrice Le Lettere di Firenze.
Notato che Treccani e Devoto sono nomi che compaiono tutt’ora nei vocabolari e dizionari italiani? Si? Bravi. No? Mefitici ignoranti!
Migliorini si dedico’ anche allo studio delle lingue ausiliari, in particolare dell’esperanto, fu in seguito Presidente dell’Accademia della Crusca, un posto dove passerei i miei pomeriggi, un posto dove la maggior parte delle persone dovrebbero mettere radici.
Data la natura del mio lavoro “ausiliario” di saggista/traduttrice per me l’italiano non deve avere segreti (confesso che talvolta, complice la stanchezza, la lingua defunge) e di fatto non ne ha. Severgnini, come Sgarbi, come Migliorini sono di quelle figure da avere sempre in mente, anche un bel poster in camera non sarebbe male. Perche’ in loro esiste un puro valore di linguismo: dite la verita’, in quanti siete capaci di dirmi la differenza tra se e se’ o tra ne e ne’? Senza guardare su google, senza sbirciare, sulla punta della lingua.
E quali sono le particelle pronominali? Le locuzioni congiuntive? I sintagmi? E che sapete di fonetica e fonologia? Di semantica e linguistica computazionale?
A scuola c’erano e ci sono sempre quelli piu’ bravi (i secchioni) e quelli che vivono di espedienti (i ciuchi); di solito sono bellocci e circondati dalle ragazzine, se sono di sesso femminile sono carucce, disponibili e hanno stuoli di bellocci ciuchi al seguito. Sono quelli e quelle che da grandi non sanno coniugare un verbo, che si trovano in difficolta’ a comunicare e che hanno impieghi mediocri (se non di basso livello) perche’ non sanno compilare nemmeno un curriculum vitae (e dubito che sappiano che cosa sia); sono riconoscibili perche’ non aiutano i figli con i compiti, di solito li guardano con aria assente cercando di capire la differenza tra A e a), sono quelle che spendono cio’ che guadagnano in vestiti attillati e succinti e il compilare un bollettino di conto corrente le manda al manicomio.
Io facevo parte dei secchioni svogliati, complice una grande memoria fotografica e una passione smodata per le materie umanistiche e le lingue straniere e anche le scienze. Beh, a parte la matematica (che mi affascina di sicuro ma non e’ compatibile con il mio stile di vita), tutte le materie che ho studiato mi hanno lasciato qualcosa. Qualcosa di utilissimo per la mia individualita’ e conoscenza.
E che c’entrano allora lo strafalcione di prima (che vi avevo chiesto di ricordarmi ma non lo avete fatto) e il Gambrinus? Leggendo un feed sono arrivata ad un post di SocialDesignZine dal titolo “The End“, ne riporto il cappello:
L’ultimo a chiudere in Piazza della Repubblica, a Firenze, crediamo sia stato il Gambrinus, il celebre locale con annessa sala di biliardo dove giocava lo ‘Scuro’, Marcello Lotti, che, anche lui, se ne andato poche settimane fa.
Il Gambrinus va a aggiungersi ad una teoria pressoché infinita, di cinema di prima, seconda e terza visione, di locali d’essay nati, vivacchiati e morti nel breve volger d’un attimo. Sono passati a miglior vita (?) persino gli ultimi due cinemini a luci rosse, l’Arlecchino e l’Italia.
Notato niente?
Primo paragrafo, terza riga, quarta parola da sinistra.
Potrei pignoleggiare con “sala da biliardo” ma non e’ un grave errore.
Soprassiedo anche sull’uso smodato della punteggiatura, un branco di virgole selvagge che prendono per i fondelli la reggente.
Secondo paragrafo: “va ad aggiungersi a“. Teoria infinita? La teoria per conto suo e’ un’idea, una concezione e non puo’ essere infinita, men che meno, l’infinito e l’infinita’ non sono concetti “pressocheisti”, “pressapochisti” o, peggio, “circanziali”.
Essay e’ errato, si scrive essai, e’ un francesismo e la sua etimologia deriva da “saggio”; viene usato solo nel discorso cinematografico: un cinema o una pellicola d’essai. Di solito, in gergo, implica film pallosi o di nicchia, che il vostro fidanzato non vi accompagnera’ a vedere (il vostro, non il mio =P); nella fattispecie Via col Vento (col e’ desueto) potrebbe essere considerato un film d’essai, magari proiettato al Gambrinus.
Locale che non e’ vivacchiato e morto nel volgere di un attimo considerando che era quasi un’istituzione fiorentina sin dall’ottocento; era considerato il ritrovo della borghesia e la sua saletta da The era frequentata dalle dame piu’ in vista della citta’; se Lorenzo de’ Medici fosse vissuto in quell’espoca ne sarebbe stato un avventore.
E, oh, i cinemini… definire il Cinema Arlecchino un cinemino e’ come definire il Colosseo una trappola per topi.. era un cinema glorioso, proiettava solo film per adulti, ma era glorioso. Ha nutrito l’immaginario erotico adolescenziale di tutti gli eterogameti degli anni Settanta e Ottanta.
Nella stessa Piazza della Repubblica si trovano altri caffe’ come Gilli (Gilli sta a Rivoire come Gian Gastone sta a Lorenzo - e questa, se non avete frequentato la 3P2 dell’ITC Einstein nel ‘93, non potete saperla), Le Giubbe Rosse e il Paszkowski, noto per aver dato ispirazione a Francesco Nuti per la pellicola “Caruso Pascoski - di padre polacco” (.. dammi un bacino?).
Fateci caso, per cortesia, i siti internet di Gilli e Paszkowski sono identici.
Scarsa fantasia? Stesso webdesigner? No, molto piu’ semplice: stessa gestione.
Ecco, il Gambrinus ha chiuso i battenti, l’articolo l’ho anche commentato, parlando dei ricordi che ho di quel posto:
Al Gambrinus ci ho passato anni, non come fruitrice, ma stavo seduta sullo scatolone dei barattoli di mayonese mentre mio babbo ci lavorava. Pasticcere, assieme al nostro dirimpettaio di pianerottolo, Francesco (passato a miglior vita molti anni fa).
Era un posto pieno di vita, per me che stavo dietro le quinte e vedevo le persone che chiedevano questo o quello all’uscita dal cinema.
Ci sono passate persone che, a detta del babbo, erano note ma per me erano solo umani coperti di rughe alcuni, coperti di gioielli altri.
Poi Francesco e il babbo lasciarono, il primo per divergenze con i proprietari, il secondo per problemi di salute.
Del Gambrinus ricordo il profumo del caffe’ che permeava rarefatto nella cucina e i tramezzini con l’uovo e le salse colorate, i piccoli bomboloni della domenica e i dolcetti al riso dolce.
Sempre seduta sulla scatola con i barattoli di mayonese.
La “mayonese” e’ un mio personale omaggio all’”essay”, mi sento piu’ in sinergia e anche ra.des, l’autore, si sentira’ meno solo nella sua goliardica ingnoranza.